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Cosa c’è da sapere sul mandatario elettorale

Sono tanti gli aspetti da valutare all’inizio di una campagna elettorale. Tra le prime decisioni che il futuro candidato deve prendere, c’è quella della scelta del mandatario elettorale, ovvero la persona con la quale il candidato condivide la responsabilità di firmare il bilancio della campagna elettorale, in vista dei successivi controlli.

È bene sapere che fin dal giorno successivo all’indizione delle elezioni, i candidati in Comuni superiori ai 15mila abitanti possono raccogliere fondi per il finanziamento della propria campagna elettorale, ma questi devono passare esclusivamente attraverso il mandatario elettorale. Il primo compito di questa figura, prevista dalle legge 96 del 2012, consiste nell’apertura di un unico conto corrente bancario o postale a proprio nome. Nell’intestazione del conto è specificato che il titolare agisce in veste di mandatario elettorale di un candidato nominativamente indicato. L’estratto conto riporterà, pertanto, tutti i movimenti relativi ad entrate e spese di competenza della campagna elettorale.

La dichiarazione della designazione del mandatario elettorale deve essere fatta per iscritto, al Collegio regionale di garanzia elettorale, alla Corte d’Appello o, in mancanza, al tribunale del capoluogo di ciascuna regione. Il Collegio è un organismo di controllo i cui componenti sono: magistrati, giuristi ed esperti contabili, cui è affidato l’incarico di verificare i rendiconti presentati da eletti e non eletti. La legge vieta che il candidato possa nominare più di un mandatario elettorale e questi, a sua volta, non può assumere l’incarico per più di un candidato.

Ma un candidato può spendere la cifra che vuole per la propria campagna elettorale? No, esistono precisi paletti. Nei comuni con popolazione superiore a 15.000 e non superiore a 100.000 abitanti, le spese per la campagna elettorale di ciascun candidato alla carica di sindaco non possono superare l’importo massimo derivante dalla somma della cifra fissa di 25.000 euro e della cifra ulteriore pari al prodotto di un euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali comunali. Nei comuni con popolazione superiore a 100.000 e non superiore a 500.000 abitanti, le spese non possono superare l’importo massimo della somma di 125.000 euro e della cifra ulteriore pari al prodotto di un euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali. Oltre i 500mila abitanti si sommano 250mila euro a 90 centesimi per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali.

Per quanto riguarda invece il candidato consigliere nei comuni con popolazione superiore a 15.000 e non superiore a 100.000 abitanti, le spese non possono superare l’importo massimo derivante dalla somma di 5.000 euro con 0,05 euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali . Tra 100.000 e 500.000 abitanti, le spese non possono superare l’importo massimo di 12.500 euro più 0,05 euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali. Infine nei comuni con popolazione superiore a 500.000 abitanti, le spese non possono superare l’importo massimo derivante dalla somma di 25.000 euro con lo 0,05 euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali.

Il mandatario elettorale è tenuto a verificare che non si superino queste soglie di spesa; superare il tetto potrebbe costringere il candidato a dover pagare da uno a tre volte la cifra che ha speso in più del dovuto. In caso di mancato deposito dei consuntivi delle spese elettorali da parte dei partiti, movimenti e liste, il collegio istituito alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti applicherà una multa da 50.000 a 500.000 euro. Il consuntivo delle spese deve essere trasmesso al presidente del consiglio comunale entro tre mesi dalla data delle elezioni.

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