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Occhio al divieto di comunicazioni istituzionali

Durante la campagna elettorale la comunicazione deve rispettare leggi e regole ben definite. Partiti e candidati devono, tra le tante cose, rispettare il silenzio elettorale. Ma anche le istituzioni non possono fare quello che vogliono e devono garantire imparzialità e pluralismo. Il divieto di comunicazioni istituzionali, ad esempio, è uno strumento legislativo ideato per garantire il pluralismo e l’equilibrio tra le varie forze in campo, evitando che chi ricopre già delle cariche pubbliche possa eventualmente avvantaggiarsi rispetto ai suoi avversari. Si tratta dunque di una strategia per non dare spazio ad una rappresentazione suggestiva, a fini elettorali, dell’amministrazione e dei suoi organi.

In particolare, la legge numero 28 del 22 febbraio del 2000 sottolinea che, dall’inizio dei comizi elettorali fino alla conclusione del voto, le amministrazioni pubbliche non possono svolgere attività di comunicazione, ad esclusione di quelle impersonali o assolutamente indispensabili per “l’assolvimento delle proprie funzioni”.

Il divieto di comunicazioni istituzionali è dunque una scelta considerata dal legislatore necessaria per il corretto svolgimento della campagna elettorale, ma che prevede anche alcune eccezioni. Si tratta di fattispecie previste per permettere alla macchina amministrativa di svolgere quelle mansioni assolutamente inderogabili.

In particolare, il divieto non riguarda tutte quelle attività di comunicazione indispensabili per il buon funzionamento dell’istituzione e per l’assolvimento dei propri compiti. Ad ogni modo, durante il periodo delle elezioni, il municipio deve chiedere un parere preventivo all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, conosciuta comunemente anche come Agcom, con sede a Roma. Anche in questo caso, per i messaggi istituzionali va comunque scelta la forma impersonale, recando, in maniera esclusiva, l’emblema della Repubblica oltre ad eventuali riferimenti, come il numero di telefono o il sito Internet, utili per l’iniziativa pubblicizzata.

Il divieto di comunicazioni istituzionali, quindi, si configura come uno strumento necessario per garantire il pluralismo, ma lascia anche spazi di libertà per quanto riguarda lo svolgimento delle attività indispensabili per il Comune e per la complessa macchina dell’amministrazione.

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